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Intervista a Margherita Bottini

A pochi minuti dal volo che la porterà in quel di Auckland, Margherita Bottini, in arte "Tormentina", scambia volentieri due chiacchiere sulla prossima America's Cup con IACC-City.


D)Margherita, nel 1992 era Gardini, ma anche Kock, passata alla storia con il nome del primo più che del secondo. Dopo due edizioni tecniche più che finanziare si può dire che la coppa è tornata alle sue origini?
R)Torna, direi, più che ai fasti di Gardini ai tempi dei J-Class, ossia ai grandi finanzieri che vogliono avere un primato ed essere i migliori al mondo.


D)Questa edizione ha già visto scendere in campo le polemiche legali con il Panel costretto ad un super lavoro. E’ lecito immaginare ed aspettarci una competizione di ricordi e carte bollate come nel 92?
R)Qualche cosa possiamo aspettarci. La storia del 92 (bompresso) era legata ai problemi di stazza, non alle questioni legali del protocollo che non esisteva ancora. Posso dire che sono sicura che ogni team ha i suoi dossier di cose sulle quali potrebbe ricorrere o potrebbe far paura. Se poi li useranno dipenderanno da:
a) come andranno le regate;
b) come si elimineranno;
c) se servono (i dossier) per fare paura.
Sicuramente se verranno usati sarà fatto per destabilizzare l’avversario psicologicamente anche se magari poi l’appello risulterà negativo; esattamente come aveva fatto Gardini nel 92.
Se li useranno o no dipenderà da chi si incontrerà e da come si incontrerà.


D)Possiamo aspettarci delle particolari innovazioni tecniche sugli scafi o secondo te è stato già inventato l’inventabile e quindi vedremo solo piccole modifiche?
R)Il fatto che qualcuno già chieda delle modifiche al regolamento per la prossima volta, secondo me significa che siamo arrivati ad un punto di ottimizzazione limite. Perché se ci fossero ancora tante strade aperte, i progettisti non chiederebbero più spazio.
Posso dire quello che mi ha detto Russel Coutts: “Questa volta non si può pensare di guadagnare due minuti con un dettaglio, questa volta si guadagnerà un secondo con sessanta dettagli”.
Quindi, sempre secondo me, saranno anche difficili da vedere questi dettagli, mentre l’altra volta la barca neozelandese era chiaramente diversa.
Se si guardano le prime immagine arrivate delle barche nuove si può dire che appartengono tutte alla stessa famiglia.
Sotto, nelle appendici, hanno fatto sicuramente dei grossi esperimenti, adesso bisognerà vedere se useranno quello provato. Che abbiano provato la configurazione con il doppio timone è sicuro, se hanno deciso di usarlo è un’altra cosa.
Probabilmente vedremo qualche cosa di nuovo negli alberi.


D)Come vedi e come giudichi una Coppa America senza Paul Canard visto che Larry Ellison ha deciso di lasciarlo “ormeggiato in porto”?
R)Vedo una coppa senza un amico.


D)Cosa ti aspetti da questa edizione dell’America’s Cup?
R)Mi sento che questa volta la Coppa viene riportata indietro, questo è il sogno di una “vecchia signora” stufa di girare il mondo, spero che la riportino in questo emisfero.
Una cosa posso dire, fino ad oggi ne ho viste sette di edizioni della Coppa America, questa è la prima volta che ho veramente la netta sensazione che possa venire in Europa, ma è una sensazione solamente epidermica.


D)In Europa verso l’Italia, la Svizzera o altri Lidi?
R)La Svizzera ha l’equipaggio che ha vinto la scorsa edizione e che sa come si fa a vincere la Coppa America. Prada ha ormai cinque anni di lavoro insieme sulle spalle che Alinghi in fondo non ha. Quindi secondo me il problema può finire di essere un problema psicologico. Mettiamo il caso che si troviano davanti Frandesco De Angelis e Russel Coutts nella finale della Louis Vuitton Cup con due barche simili, con prestazioni vicine; quanto potrà giocare il fattore psicologico di trovarsi davanti ad uno che comunque ti ha battuto cinque volte?


D)Quindi non vedi altre soluzioni, o Prada o Alinghi?
R)No, vedo una terza soluzione che è grandissima ed è legata al nome di Bruce Farr, il terzo super favorito è sicuramente Oracle. Come mia impressione se dovessi dire chi può portarla via ai neozelandesi è uno di questi tre: Prada, Oracle o Alinghi.
Ellison ha lo studio Farr dietro le spalle che è “assatanato” nel vincere la Coppa. La corre dal 1986, è arrivato sempre lì vicino ma non l’ha mai vinta. Lui, Farr, è il più grosso studio di progettazione al mondo; ha disegnato tutto il vincibile, ha vinto tutto il vincibile tranne l’America’s Cup. E’ da immaginarsi quanto sia determinato. Se c’è qualcuno che ha sempre innovato e che ha scelto delle strade completamente diverse è sicuramente Bruce Farr, quindi le barche da guardare per avere un’idea diversa sono le sue.


IACC-City ringrazia la sempre cortese e disponibile Margherita Bottini per l’intervista concessa e le augura un buon viaggio e un buon lavoro.

Marcello
Inserito il 21-09-2002 alle 19:07
Marcello
Mozzo
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